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Evolve Explore and Empower by Fosca Romani

Karma Yoga uguale pulire le piastrelle con uno spazzolino

Karma Yoga: dare forma alla tua vita con le tue azioni (e sentirti libera a 50 anni)

Fosca Romani, Agosto 10, 2025Settembre 12, 2025

Rieccomi a parlare di Yoga con voi, dopo un po’ di tempo.
Questi mesi estivi sono intensi: sto seguendo corsi di specializzazione in Yoga del Grembo e Yoga per la Menopausa, di cui vi racconterò presto, e continuo a praticare, e per farlo sono rientrata per qualche mese in Europa.

Devo ammetterlo: mi manca la mia vita nell’ashram indiano, quel ritmo che ti entra dentro e ti cambia il respiro. È lì che sono diventata insegnante e dove il Karma Yoga era parte naturale di ogni giornata.

Così, complice la nostalgia, mi sono chiesta: quanto di quel Karma Yoga fa ancora parte della mia vita oggi? E come posso continuare a viverlo, anche ora che, almeno per un po’, sono lontana dall’ashram e immersa nella quotidianità di “qui e ora”?

E qui mi è venuto spontaneo pensare a noi donne che, dopo i 50, ci ritroviamo spesso a ripensare il nostro “fare” e a dare un senso nuovo alle nostre giornate.

Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!

Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in girovagamento! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!

Cos’è il Karma Yoga: la definizione (quasi) definitiva

Nella scuola di pensiero induista, il Karma Yoga (dal sanscrito Karma-azione, e Yoga-unione) è uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la salvezza.

Scendiamo però un po’ sulla Terra: il Karma Yoga è, per dirla come nella mia scuola, il mio ashram indiano, la via della devozione al lavoro. Inteso come qualsiasi compito che eseguiamo, non il “lavoro” come professione, ma un’azione che ci richiede semplicemente di fare qualcosa.

E sì, vale anche per quelle di noi che, over 50, dopo anni di lavoro, famiglia o mille incastri, si chiedono come rimettere insieme un quotidiano che abbia più spazio per sé.

Quel fare che, se ci entri fino in fondo, ti fa dimenticare persino chi sei: non perché hai perso la memoria, ma perché rimane solo il piacere puro dell’azione, senza aspettarti nulla in cambio. Sembra semplice? Macché.

Per la maggior parte di noi, quando svolgiamo un compito ci aspettiamo sempre “qualcosina”: una ricompensa, un grazie, una pacca sulla spalla, la soddisfazione di un bel lavoro ben fatto, o anche solo il pensiero di poterlo raccontare. E lì scatta l’attaccamento. Forse perché, dopo i 50, siamo diventate bravissime a fare bene per tutti, ma meno allenate a fare bene per noi stesse, senza aspettarci niente in cambio.

Ma il Karma Yoga è un’altra cosa: significa agire senza aggrapparsi al risultato, diventare uno strumento lucido e leggero di qualcosa di molto più grande, che tu voglia chiamarlo Dio (nelle mille varianti), Universo, Super-Coscienza o come preferisci.

Il mio Karma Yoga nell’ashram

Negli ashram indiani, per molto tempo il Karma Yoga è stato (e in alcuni lo è ancora) pulire per giorni le fughe delle piastrelle con uno spazzolino, e ricominciare ogni giorno da capo.

Per me, nel mio ashram, è stato pulire le finestre esterne delle sale di Yoga, sapendo che il giorno dopo sarebbero state di nuovo coperte di polvere, perché davano sulla strada sterrata dove passavano le auto. E, per di più, farlo a mano con degli stracci, acqua e poco detersivo, quindi senza nemmeno la soddisfazione di vedere un grande risultato, se non il dover lavare anche i miei vestiti (sempre a mano!) perché ne uscivo coperta di polvere anch’io.

All’inizio, ovviamente, l’ego comandava. Ho pensato mille volte: “Ma chi me lo fa fare, se nessuno vede la differenza e domani si ricomincia da capo?”. Però, a forza di immergermi nel fare e di cambiare prospettiva (sali la scala, scendi la scala), è successo qualcosa: mi sono alleggerita, soprattutto dal mio bisogno di riconoscimento.

E allora il Karma Yoga è diventato meditazione silenziosa, risate condivise, Yoga puro. Non è che da un giorno all’altro abbia amato pulire finestre polverose, ma ho imparato un po’ di più il distacco dal risultato, a provare piacere solo nel fare, senza farmi trascinare dal pensiero “Cosa ne verrà fuori?”.

E sì, un po’ è come toccare il divino, anche se le finestre polverose restano sempre lì.

Dal concetto alla pratica: il mio percorso con il Karma Yoga

Fosca prepara il chapati (pane indiano) sul pavimento della cucina dell'ashram
Karma Yoga o preparare il chapati per terra in cucina! (Fosca Romani 2025)

Mi piace molto ripensare e raccontare i miei giorni nell’ashram, e il Karma Yoga è stato senza dubbio il momento che preferivo delle mie mattine.

Oltre a lavare finestre polverose e pavimenti di lunghi (e larghi) corridoi, il Karma Yoga che ho davvero amato è stato passare ore in cucina. Finito il mio corso, mi sono fermata qualche settimana come volontaria nella scuola e, tranne quando facevo l’insegnante di supporto a lezione, ero praticamente sempre lì.

Cucinare mi piace, quindi direte: che scoperta che ti sia piaciuto questo Karma Yoga!
Vero… però cucinare piattini carini e gustosi per me non è la stessa cosa che pelare o tagliare chili e chili di verdure per decine di persone, impastare chapati (il pane indiano) seduta per terra (altro che asana: qui la schiena era a pezzi) e tagliarmi le dita un giorno sì e l’altro pure con coltelli che a casa non avrei mai usato senza protestare.

Così, la mia “passione per la cucina” si è trasformata in cura per la preparazione del cibo per tutte noi, pazienza per le ore passate chinata a pelare e tagliare, e un po’ di sano distacco quando ho visto il mio sangue sulle patate per la terza volta…

Il risultato non era più “mio”: ero al servizio delle cuoche, e ho smesso persino di chiedermi perché un giorno i pomodori andassero tagliati a cubetti minuscoli e il giorno dopo a listarelle!
Forse l’unica cosa da cui non sono ancora riuscita a liberarmi del tutto è stato il piacere di vedere nei piatti il buon cibo che avevo contribuito a preparare. Su questo, il distacco non ha ancora funzionato!

E sapete cosa? Credo che molte di noi, dopo i 50, conoscano bene questa sensazione: scoprire che una passione cambia forma, che diventa un gesto di cura per le altre, ma soprattutto per noi stesse.


Come portare il Karma Yoga nella vita di tutti i giorni (senza andare a vivere in un ashram)

E allora, cosa può essere il nostro Karma Yoga di donne over 50?
Ecco tre esempi che, per me, stanno funzionando:

  • Dedicarmi a un progetto personale: qui è stato un po’ un giocoforza, la mia vita professionale ha subito un bello scossone e mi sono concessa di investire tempo in qualcosa di nuovo e appagante. Un progetto che costruisce un ponte tra la me di prima e quella di oggi, e forse di domani. Da ingegnera a insegnante di Yoga… sembra un ponte tibetano bello oscillante!
  • Fare volontariato social-politico (o politico-sociale): dopo tanti anni a vagabondare in Europa seguendo il lavoro, sono tornata (per ora…) come base nella mia città natale. Tra le prime cose, mi sono iscritta a un’associazione che segue i temi di sviluppo della città. Perché? Per capire meglio cosa succede intorno a me, conoscere persone nuove, motivate e motivanti, e dedicare un po’ di tempo a qualcosa di collettivo
  • Fare spazio nella mia vita emotiva: nutrendo relazioni con amiche delle scuole medie rientrate come per caso ora nella mia vita (anche se il caso non esiste!), con le amiche che sono rimaste in contatto dopo tanti trasferimenti e con la mia famiglia, che non mi aveva vicina da anni… con tutte le sfide del caso!

E sai cosa accomuna queste tre cose — e perché le considero il mio Karma Yoga?
Il fatto che, in tutte, sto sperimentando senza aspettative… o meglio, con molte meno aspettative di come avrei fatto anni fa. Mi concentro sul viaggio e sulle compagne di viaggio, con un occhio al timone e uno ogni tanto all’orizzonte. E, quando posso, mi concedo anche un bel tuffo nel blu!

In fondo, il mio Karma Yoga oggi è questo: fare, con attenzione e presenza, senza stringere troppo forte il risultato.

E per te? Potrebbe essere un hobby, un impegno in comunità, o anche solo quel piccolo gesto quotidiano che fai con cura e senza aspettarti nulla…

Più Karma Yoga per tutte!

Figure umane in legno diverse come diverso è il Karma Yoga
Il Karma Yoga è unico come ognuna di noi (Fosca Romani 2025)

Il Karma Yoga mi ha insegnato che non serve trovarsi in un ashram in India per praticarlo: basta scegliere di fare ogni cosa con presenza, cura e il giusto distacco dal risultato.
Che sia pelare patate, cucinare per decine di persone, portare avanti un progetto, fare volontariato o coltivare relazioni, la magia sta nel non restare prigioniere dell’idea di “come dovrebbe essere” e nell’aprirsi a “com’è” mentre lo facciamo.

E dopo i 50 abbiamo un vantaggio: sappiamo che non possiamo controllare tutto, e che il valore sta anche (o soprattutto) nel viaggio, nelle persone che lo condividono con noi, nei momenti piccoli e imperfetti che colorano le giornate.

E allora, ti lascio questa domanda: qual è il tuo Karma Yoga oggi?
Può essere qualcosa di minuscolo o di enorme, qualcosa che fai da sola o con altre persone. Raccontamelo nei commenti o scrivimi: sarà bellissimo scoprire come, ognuna a modo suo, stiamo costruendo ponti tra ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.

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