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Evolve Explore and Empower by Fosca Romani

Il viaggio più sorprendente dopo i 50? Tornare nei luoghi del cuore (spoiler: Lecce!)

Fosca Romani, Ottobre 3, 2025Ottobre 3, 2025

Questo articolo arriva un po’ in ritardo: ho appena passato due settimane a Lecce, ospite di amici, nella città dove ho vissuto quasi quattro anni fino al novembre scorso. Proprio lì avevo chiuso un capitolo importante della mia vita, dopo il licenziamento, prima di ripartire per un lungo viaggio in India e Sri Lanka.

Io, nata e cresciuta in Pianura Padana, poi emigrata verso Nord tra Francia, Germania e Danimarca, a un certo punto ho deciso di cambiare rotta. Dopo un rientro a Milano tutt’altro che semplice nel 2020 (in piena pandemia…), nel 2021 ho virato ancora più a sud, fino a Lecce. Una città dove non ero mai stata nemmeno in vacanza. È stato amore a prima vista? No. Ma è diventato amore.

E tornare ora, dopo un anno intero di vita “diversa” e piena di cambiamenti, cosa ha significato davvero? Non solo rivedere i luoghi, ma ritrovare parti di me che ho lasciato indietro.

Perché tornare nei luoghi del cuore (e di vita), dopo i 50, non è solo nostalgia: è un viaggio a tutti gli effetti, capace di farci capire chi siamo oggi.

E tu? Sei mai tornata in uno dei tuoi luoghi del cuore, dove hai davvero vissuto e lasciato una parte di te? Raccontamelo: sono convinta che i nostri ritorni parlino più di futuro che di passato.

Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!

Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in girovagamento! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!


Perché sentiamo il bisogno di tornare nei luoghi che hanno fatto parte della nostra vita?

Mare salentino
Il mio mare in Salento! (Fosca Romani 2025)

A me Lecce mancava. Nonostante il lungo e bellissimo viaggio, e la nuova vita che sto costruendo, il desiderio di tornare qui è rimasto vivo fin dal mio rientro in Italia, un paio di mesi fa.

E mi sono chiesta: perché? Ho vissuto in tanti luoghi, ma non ho mai sentito una spinta così forte a tornare a visitarli. Forse, mi sono detta facendo un po’ la psicologa di me stessa, perché da Lecce ero stata quasi costretta ad andarmene: a novembre 2024 ho dovuto chiudere casa in fretta dopo il licenziamento e tornare vicino alla famiglia, per avere un appoggio morale e pratico. Detto così sembrerebbe quasi una rivalsa: “ci torno quando voglio, perché allora non avevo scelta”.

Ma in realtà no. Non era rivalsa, era amore. Amore per le persone che avevo lasciato troppo in fretta, e per i luoghi che mi avevano conquistata fin dal primo giorno. Lecce e il Salento mi hanno rapita con la loro bellezza: il mare unico, diverso ad ogni angolo, in cui mi tufferei sempre.

Non è stato tutto rose e fiori vivere qui, anzi: ci sono stati conflitti, disagi, e a volte la mentalità mi ha fatto sentire “troppo tedesca”, come dicono le mie amiche. Eppure ho capito che un pezzo della Fosca di oggi, ancora così in divenire, era rimasto qui. Nascosto tra le pietre leccesi e i colori smaglianti di questo mare, pronto ad aspettarmi fino al mio ritorno, a settembre 2025.

Forse è proprio questo che ci spinge a tornare nei luoghi del cuore: la sensazione che una parte di noi sia rimasta lì ad aspettarci. E tu, hai un posto così?


Cosa si ritrova davvero tornando a casa dopo anni?

Vetrina Leccese di negozio di KEbab
Vetrina tipica leccese, Forza Lecce! (Fosca Romani 2025)

E così, tornando a Lecce dopo quasi un anno, mi sono ritrovata davanti a una città familiare e diversa allo stesso tempo. Proprio come succede a noi: cambiamo, e intanto cambiano anche i luoghi che ci hanno accolte.

I contrasti sono stati forti. Da una parte, le orde di turisti pensionati a settembre, i ristoranti che offrono poco della vera cucina salentina a prezzi discutibili, i leccesi che parlano a voce alta… e io che inevitabilmente alzo la voce insieme a loro. Dall’altra, la gioia di rivedere finalmente la facciata ripulita della Chiesa di Sant’Irene, di dire per la millesima volta “no grazie” al tarallino offerto dalle ragazze sorridenti, o di pranzare al mio posto preferito gestito da un caro amico a Santa Caterina.

Non sono mancati gli aspetti spiacevoli: un nuovo lido che riduce ancora di più la già piccola spiaggia libera di San Cataldo, le strade suburbane sempre senza marciapiedi e la solita incuria qua e là, stonature dentro una città che resta bellissima.

E poi, soprattutto, le persone. In due settimane non sono bastati i giorni per vedere tutte le amiche come avrei voluto. Perché i veri luoghi del cuore non sono solo chiese, piazze o spiagge, ma quei momenti semplici: un caffè che diventa una chiacchierata di tre ore, la sala yoga dove oggi torno da insegnante, l’amica del negozio di verdura che mi abbraccia dicendo: “Ti pensavo proprio ieri, sarà telepatia!”.

Alla fine, tornando, si trovano luoghi cambiati in meglio e in peggio, ma ciò che davvero li illumina sono le persone con cui li condividi.

E tu? Quando sei tornata in un tuo luogo del cuore, cosa hai trovato di diverso e cosa invece era rimasto intatto? Perché non conta solo ciò che ritrovi… ma anche cosa porti via con te, ed è questo che voglio raccontarti ora.

Cosa portiamo via con noi dopo un ritorno così?

Cactus con nuovo rametto in punta
Il mio cactus rimasto a Lecce che rinasce da se stesso (Fosca Romani 2025)

Tornare è stato un balsamo per corpo, mente e anima: i bagni in mare, le passeggiate col naso all’insù tra monumento e balconi familiari, le chiacchierate infinite, le risate e gli abbracci delle persone che ho ritrovato.

Il mare l’ho sentito identico e nuovo allo stesso tempo: freddo, lucente, cangiante. Un grembo accogliente che non smette di sorprendermi, e che ora porto dentro di me come un amore che è nato qui, cresce e si rinnova.

E poi c’è il cactus che avevo lasciato al mio maestro di Gyrotonic. Lì, al contrario degli altri che ho portato con me, è sopravvissuto e si è rafforzato. Gli è pure spuntato un nuovo “ramo”. Rivederlo mi ha fatto sorridere: anch’io, come lui, sto crescendo su me stessa, senza buttare via nulla, ma lasciando andare ciò che non mi serve più.

Tornare a Lecce è stato come sfogliare un album di fotografie in movimento: alcune immagini identiche a come le ricordavo, altre completamente nuove. E in mezzo c’ero io, cambiata.

Forse è proprio questo che ci regalano i ritorni nei luoghi del cuore dopo i 50: la possibilità di misurare il tempo non solo con gli anni, ma con la profondità con cui abbiamo vissuto. Non serve andare dall’altra parte del mondo per sentirsi in viaggio: basta tornare in un posto che ci ha segnate, e guardarlo con occhi diversi.

E tu? Qual è il luogo che ti fa ancora battere il cuore e che vorresti rivedere oggi? Raccontamelo: sono convinta che i nostri ritorni parlino più di futuro che di passato.

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