Eccomi qui, piuttosto trafelata: domani finalmente trasloco! Non ancora in un van…no panic!
Ebbene sì, ci sono ricascata. Nemmeno dodici mesi fa lasciavo la mia amata Lecce per tornare in Pianura Padana, “appoggiandomi” tra un viaggio e l’altro (e sono stati parecchi, in questo 2025!) a casa dei miei. Molte delle mie cose, invece, le avevo sistemate in uno storage.
Ora è di nuovo tempo di migrare, anche se questa volta mi sposto solo di pochi chilometri. Incredibile ma vero: resto nella mia città natale, Brescia, che sarà la mia base per ancora qualche mese.
Quindi eccomi, tra valigie e scatoloni, ma con una consapevolezza nuova: rispetto a tutti i traslochi passati, stavolta c’è la mia vita di adesso. E soprattutto, c’è il fatto che ne sto scrivendo qui, condividendolo con voi.
Perché, a pensarci bene, ogni trasloco è anche un modo per risistemare pezzi di sé, e a volte capita di accorgersi che non è solo la casa a starci stretta, ma anche una parte della vita che non ci somiglia più.
E tu, quando è stata l’ultima volta che hai sentito il bisogno di “spostarti”, fuori o dentro di te?
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in girovagamento! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
Ti è mai capitato di sentirti “stretta” nella tua casa (o nella tua vita)?
Pare che il trasloco sia una delle fonti di stress più forti nella vita.
Se così fosse, io dovrei essere ormai un caso da manuale! Ho lasciato la mia città natale a 19 anni per andare a studiare a Milano, felice di spiegare finalmente le ali. Da allora, tra un progetto e l’altro, ho vissuto in tre Paesi diversi, cambiato più volte casa, e ogni volta ho ripiegato sogni e libri in nuove scatole.
L’ultimo grande spostamento è stato il ritorno a Lecce (dalla Danimarca!) e poi, meno di un anno fa, il rientro in Pianura Padana. Ritrovarmi a 49 anni nella mia vecchia cameretta, senza un lavoro stabile e con mille progetti in trasformazione, è stato… straniante, a dir poco. Anche per la mia famiglia, potete immaginare!
Questo anno insieme, tra partenze, ritorni e la mia costante sensazione di essere “in mezzo al guado”, è stato un piccolo esercizio di convivenza e di ricerca di equilibrio.
Eppure, a modo suo, ogni mio trasloco è stato anche un nuovo inizio. I primi meno consapevoli e poi col tempo ho capito che non si trattava solo di cambiare indirizzo, ma di avvicinarmi sempre più a quella parte di me che cercava autenticità, spazio e libertà.
Forse è stato l’effetto dell’età, e sicuramente di quel cambiamento profondo che arriva con la menopausa: il corpo chiede altri ritmi, la mente altre stanze, l’anima altri legami. Persino il mio nuovo profondo amore per il mare, che fino a pochi anni fa non avrei mai immaginato da motanara quale sono, è un segnale di questa trasformazione.
E sì, lo so: Brescia non è vicina al mare! Ma a volte servono tappe intermedie per avvicinarsi ai propri sogni.
Perché forse il bisogno di cambiare casa nasce proprio quando non ci sentiamo più a casa dentro di noi.
Come si fa a capire cosa tenere e cosa lasciare andare in un trasloco a 50 anni?

Dopo il millesimo trasloco credo di essere ormai a livello pro in organizzazione e impacchettamento. Del resto la mia vita ora sta in uno storage di 2 metri quadrati!
Eppure, con una certa sorpresa, ho scoperto che c’è sempre qualcosa da lasciar andare.
Ho salutato i vestiti comprati per il mio lavoro di prima, gli oggetti che non mi rappresentano più, i doppioni accumulati quando vivevo in un appartamento più grande. All’inizio sembra solo un esercizio pratico, ma liberarsi delle cose materiali alleggerisce anche la mente, e con lei lo spirito.
Poi arriva la fase due: il decluttering interiore.
Ho stretto le relazioni che mi hanno nutrita e lasciato andare quelle che non risuonavano più. Ho ridotto gli impegni presi per abitudine, per dovere o per paura di deludere, e mi sono aperta a nuove possibilità anche a passo di danza… principiante, ma tant’è!
Forse è questo il vero potere della menopausa: una spinta gentile (non sempre sappiatelo!) a fare spazio, dentro e fuori, a ciò che siamo davvero.
È meraviglioso osservare cosa resta, cosa si trasforma, cosa rinasce.
È come un dispiegarsi davanti a noi stesse, un movimento che nasce da dentro e cambia anche il mondo attorno. E viceversa in un ciclo senza fine.
Difficile da spiegare a parole, meraviglioso da vivere. E profondamente potente.
Anche se, ogni tanto, la domanda sorge spontanea:
“E ora, che ci faccio con tutto questo potere?”
E se questo fosse solo l’inizio di una nuova versione di te?

Quando ho visto quei binari che scendono dolcemente verso l’acqua ho pensato:
“Ecco la sintesi perfetta della me ingegnera che si lancia nella nuova vita, solida, ma pronta a lasciarsi abbracciare dall’acqua.”
Il mio cammino è tuttora in corso. E ognuna di noi vive il proprio, al suo ritmo e con il suo valore profondo. Ricordiamocelo ogni volta che la tentazione di paragonarci, soprattutto a nostro sfavore, si fa sentire.
Per me è stato fondamentale portare lo Yoga da semplice pratica a stile di vita.
Mi ha permesso di ritrovare equilibrio tra corpo, mente e spirito, e di costruire passo dopo passo una consapevolezza nuova, più radicata e autentica.
La presenza a noi stesse, la lentezza intesa come darsi il tempo necessario, e l’arte di abitare se stesse in ogni fase della vita sono percorsi che si affinano con il tempo e con la cura che impariamo a dedicarci.
Così, a 50 anni, mi sono detta che forse il vero trasloco è quello che ci riporta più vicine a noi stesse.
Forse è questo il bello di traslocare a 50 anni: scoprire che, passo dopo passo, stiamo imparando tutte a tornare a casa.
E tu, dove senti il bisogno di spostarti ora?
Raccontamelo nei commenti o scrivimi se stai vivendo anche tu un “trasloco” dentro o fuori di te: sarà bello ritrovarci in viaggio, tra una valigia e un respiro.
