Ciao! Rieccomi con una nuova storia sullo Yoga.
Qualche giorno fa ho accompagnato mia madre in clinica per un piccolo intervento agli occhi. Una di quelle mattine da “zen chi?”, per intenderci: l’oculista in ritardo di tre ore, programma sconvolto, sala operatoria libera solo al mattino… e noi lì, ad attendere molto più del previsto.
Osservando la segretaria, una professionista impeccabile (se mi legge: grazie!), l’ho vista un po’ in apnea. Mi è venuto spontaneo suggerirle di fare due respiri profondi e soprattutto allungare l’espiro, quel trucco semplice che uso spesso anche qui e che aiuta a calmarsi subito.
Ti è mai capitato che la tensione ti “rubasse” il respiro? E come ne sei uscita?
Le ho spiegato che insegno Yoga, così da giustificare l’invasione di campo, e lei mi ha risposto sorridendo: “Si vede che insegna Yoga, è così zen!”
Ecco… io in quel momento ero preoccupata per mia madre e parecchio infastidita dalle ore di attesa extra. Mi sentivo tutto fuorché zen, anche se a quanto pare l’apparenza raccontava altro.
Così, mentre aspettavo, mi sono fatta una domanda:
“Ma davvero lo Yoga mi rende zen? Soprattutto in menopausa e con tutto quello che mi è successo in questi anni?”
E lì ho deciso che questa riflessione meritava di essere condivisa con voi.
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in girovagamento! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
Lo stereotipo dello Yoga che ‘ti sistema tutto’: una mezza bugia
Pratico Yoga da talmente tanti anni che a volte non mi soffermo più sul perché lo faccio o su come mi faccia stare: è diventato parte di me. Non un automatismo, ma una presenza costante che si adatta al mio sentire e io al suo.
Da quando ho iniziato a insegnarlo, però, questa domanda mi arriva spesso, dalle persone che accompagno sul tappetino e anche da chi incontro per caso.
E mi sono resa conto di quanto sia diffusa l’idea che bastino due posizioni al tramonto per diventare improvvisamente (e rapidamente) calme, risolte, illuminate.
Ecco: io non credo di aver cambiato la mia natura (non esattamente calma e illuminata!) con lo Yoga, né di essere diventata lo stereotipo Instagram della donna “zen” che non suda, non si irrita e non ha vampate.
Io le vampate le ho avute per tre anni nonostante praticassi Yoga cinque volte a settimana…
E diciamocelo: quando non ci sentiamo calme, morbide e luminose (aiuto!) dopo una pratica, finiamo pure per sentirci “sbagliate”.
La realtà è che ci sono giorni in cui essere zen è fantascienza: non viviamola come un fallimento personale, perché non serve a nulla e ci fa stare peggio.
Lo Yoga non è un filtro magico né una bacchetta calmante. Prima facciamo pace con questa idea, prima potremo usarlo per ciò che è davvero: un meraviglioso strumento.
E tu? Ti sei mai alzata dal tappetino sentendoti meno zen di quando sei arrivata? E come ti sei sentita?
Lo Yoga non ti rende zen: ti rimette al centro. E questo, in menopausa, vale oro

Ormai, siccome lo Yoga è diventato una moda, si trova di tutto, ne parlavo già qui.
Ma nella mia pratica di tanti anni e in questo primo periodo da insegnante, alcune convinzioni si sono radicate con forza:
- è uno stile di vita possibile (non obbligatorio!), unione di corpo, mente e anima, e connessione con ciò che ci sostiene oltre il visibile
- è un’abitudine che si costruisce: non si consuma, non è una performance, è presenza quotidiana
- è uno strumento pratico e concreto, che ti aiuta davvero: a respirare meglio, a non reagire sempre allo stimolo, a creare un piccolo spazio interno anche nei giorni più “storti”
Per me, ad esempio, in un periodo di forte instabilità emotiva in piena menopausa, l’unica cosa che riuscivo a fare era restare seduta sul tappetino per due minuti (non di più) in silenzio. Non era “zen”: era ritrovare le fondamenta per non perdere me stessa.
Ecco cosa fa davvero lo Yoga: ci restituisce a noi stesse, nella nostra unità.
Alleate, non nemiche. Soggetti di cura, non contenitori di sintomi.
E in menopausa questo diventa uno strumento di trasformazione potente, non di perfezione.
Nei miei percorsi di Yoga femminile non insegno a diventare zen: insegno a diventare disponibili, presenti, centrate per noi stesse. Ogni giorno un po’ di più.
Il “mio” Yoga è trasformazione reale, costruita a piccoli passi.
E tu? Come ti senti davvero quando pratichi? È solo quell’ora sul tappetino o quei piccoli momenti sparsi nella tua giornata?
Se vuoi approfondire questo modo di praticare, più presente, più femminile, più adatto alla menopausa, scrivimi: sarai tra le prime a scoprire i percorsi che sto preparando.
