Ciao a voi!
Oggi è Santa Lucia, una festa molto sentita nella mia città natale. Una di quelle ricorrenze che, anche da adulte, sanno ancora aprire cassetti della memoria. Da bambina mi svegliavo con l’emozione di trovare i regali ad aspettarmi. E sì, ero davvero una brava bambina.
Oggi invece mi trovo in Val Venosta. Freddo, mercatini di Natale, terme… e pochissima neve, che fa soffrire l’ingegnera ambientale che vive ancora in me.
Non è male, vero?
Ed è proprio da qui che mi sono resa conto di una cosa: anche il mio modo di viaggiare sta cambiando. Meno distanza, meno formalità, più adattamento e scambio. Un modo di viaggiare forse più semplice, ma non per questo meno ricco.
Se ti va, ti racconto cosa significa per me viaggiare cheap a 50 anni, senza andare lontano e senza sentirmi in difetto. E no, non ho smesso di andare lontano. Quello resta nel mio DNA.
Continuerò a viaggiare, a cambiare fusi orari e prospettive.
Semplicemente, oggi so che non serve sempre prendere un aereo per sentirsi in movimento.
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in girovagamento! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
La rete come vero “mezzo di trasporto”

Ad aprile 2024 mi stavo allenando in Perù, con un lungo trekking in quota come preparazione per salire sull’Aconcagua in Argentina sei mesi dopo. In quel momento non avrei davvero immaginato un modo diverso di viaggiare. O forse sì, lo sognavo, ma restava sullo sfondo, come un’ipotesi lontana.
Poi i piani sono cambiati. Sono stata licenziata e, insieme al lavoro, hanno iniziato a muoversi anche le coordinate che davo per scontate: quelle del viaggio, delle mie imprese alpinistiche, delle distanze da attraversare.
Oggi ho scelto una nuova vita e un nuovo lavoro. Il mio lavoro mi segue ovunque, insieme a questo blog. Prima, invece, a un certo punto dal lavoro volevo solo prendere le distanze. Ora è parte del mio modo di stare nel mondo, anche quando mi sposto.
L’amico che mi ospita in questi giorni in Val Venosta l’ho conosciuta in un ashram in India. Ci siamo riconosciuti subito e ora ci ritroviamo qui, nove mesi dopo. In questo tempo ho scoperto che per me, e per le persone che oggi mi circondano, tempo e spazio hanno assunto un’elasticità diversa.
Un’altra mia amica viaggia così da sempre: per lei il viaggio è andare a trovare amiche sparse nel mondo, perché è l’unico modo in cui riesce davvero a sentirsi a casa. Prima non la capivo del tutto, ma ora sì!
Forse è anche questo che succede, a un certo punto della vita: la rete diventa un capitale di relazioni. Non solo di “favori”, ma relazioni vive da attivare, nutrire, pezzi di vita attraversare insieme.
Viaggiare low cost non è solo spendere meno. È sapere con chi camminare un tratto di strada.
E tu, hai mai viaggiato andando a trovare amiche in giro per il mondo?
Dormire per terra e sentirsi a casa a 50 anni

Per molto tempo, nella mia vita, il viaggio è stato sostenuto anche economicamente da me e dal mio lavoro. In questa fase di transizione, anche finanziaria, non ho smesso di viaggiare, ma ho iniziato a farlo in modo diverso. Non solo per una questione di soldi, ma perché prima c’era poco tempo e anche poco spazio. Spazio mentale, prima ancora che pratico.
Oggi, complice la necessità e uno spirito più permeabile, mi sto godendo immensamente anche i viaggi più vicini, appoggiandomi alla mia rete. È un modo fatto di dare e ricevere, di scambiarsi spazio e tempo. Ogni luogo porta con sé una compagnia diversa, e una scoperta del “locale” che da sola farei molta più fatica a trovare.
Certo, richiede un minimo di adattamento. Il comfort non è scontato, e nemmeno sempre necessario. Se prima era una condizione fondamentale per staccare davvero, oggi che mi sento più centrata dormire su un materasso per terra per un paio di notti non mi toglie nulla.
Ogni tanto affiorano le solite voci: “alla nostra età certe cose non si fanno più”. Ma se hai letto il mio articolo sui 50 e sull’essere “signora”, sai che per me oggi più di prima la libertà ha un significato diverso. È non dover dimostrare niente a nessuna.
A 50 anni posso permettermi di dormire scomoda. Non solo perché finalmente dormo come un sasso, vampate addio!, ma soprattutto perché so chi sono anche senza la cornice di un letto a baldacchino.
E tu, in viaggio, di cosa hai davvero bisogno per sentirti a casa?
Cosa porti con te (non solo in valigia)

Devo ammettere che nella mia vita ho fatto poco couchsurfing. Sono sempre stata molto indipendente, forse anche troppo, e a volte ho pagato questa autonomia in termini di fatica e serenità.
Oggi qualcosa è cambiato. Questo bisogno di fare tutto da sola ha lasciato spazio a un movimento diverso, fatto di dare e ricevere, che scalda i cuori prima ancora dei conti.
Anche se in questo momento ho meno da offrire economicamente, sento di non viaggiare mai a mani vuote. Porto con me lezioni di yoga condivise con l’amico che mi ospita in Val Venosta o con la mia famiglia in Francia, ascolto e presenza per un’amica che attraversa un divorzio, competenze pratiche come una mano sul CV o qualche dritta da AI nerd.
Sono cose che non pesano in valigia, ma che hanno un valore reale per me e per le persone che incontro. Dopo aver viaggiato ovunque nel mondo, oggi sento che se ne apre uno ancora più vasto, fatto di relazioni e possibilità inattese.
Questo modo di viaggiare diventa anche uno spazio prezioso in cui il mio insegnamento di yoga prende forma. Le pratiche si adattano, si affinano, si arricchiscono. Mi è successo, per esempio, di scoprire che non tutte si sentono a proprio agio a chiudere gli occhi all’inizio di una lezione. Qualcuna per i giramenti di testa, qualcuna perché ha bisogno di vedere per sentirsi al sicuro.
Così oggi offro sempre un’alternativa: occhi aperti o chiusi, come vi fa sentire più a vostro agio. Perché lo yoga, per me, è anche questo: ascolto, possibilità, rispetto dei tempi e dei corpi.
Viaggi, persone, esperienze e insegnamento si intrecciano sempre di più, dentro quella che sto imparando a chiamare un’economia dello scambio consapevole.
Se questo modo di viaggiare e di scambiare ti risuona, sappi che è lo stesso spirito con cui costruisco le mie lezioni di yoga: pratiche personalizzate, rispettose, pensate per adattarsi alle persone e non il contrario.
Se ti va di scoprire come lavoro o di portare una pratica di yoga nel tuo prossimo viaggio, puoi scrivermi. A volte basta poco per sentirsi a casa, anche lontano da casa.
