Buongiorno a voi, come va?
Confido che questo 2026 sia cominciato all’insegna del riposo invernale… come la terra che, in questo gennaio finalmente freddo, si è ghiacciata e ora riposa sotto una coperta silenziosa, preparandosi a fiorire in primavera.
Cosa? No?
Siete ripartite in tromba con lavoro, famiglia, settimana bianca (senza neve, ma vabbè) e magari anche con un po’ di senso di colpa perché a Natale vi siete riposate “troppo”?
Ecco, vi capisco bene.
Per me questo Natale è stato tutt’altro che facile da rallentare. Sono nel pieno di una fase creativa: entusiasta, piena di idee ed energia. Ma a un certo punto ho cominciato a sentire che non carburavo più.
Complici le levatacce alle 5 per occuparci dei nipotini (sì, sono già nonna) e il conseguente crollo che mi ha accompagnata per giorni. Perché non so voi, ma a 50 anni i tempi di recupero non sono più quelli di una volta.
E complice anche la neve, caduta abbondante in Francia nei primi giorni di gennaio, che ha coperto tutto con un manto morbido e silenzioso.
Così mi sono detta: forse non c’è nulla di male nel rallentare un po’ in queste settimane. Nel prendersi il tempo per recuperare energie e poi ripartire con più slancio. Perché, semplicemente, in quel momento non ce la facevo.
Ed è proprio in questo rallentare che mi sono accorta di una cosa fondamentale: fermarsi non è “perdere” tempo, ma preparare il terreno.
Riposare non è smettere: è cambiare ritmo

Per venticinque anni ho vissuto una vita da ingegnera, immersa in progetti dal ritmo scandito dalle scadenze.
Il riposo, in quel contesto, era qualcosa di confinato: schiacciato tra due momenti frenetici. Una parentesi veloce, funzionale a ripartire. E così per anni.
Oggi, nel mio lavoro di insegnante di Yoga femminile, con un’attenzione particolare alla ciclicità delle nostre vite (non solo quella mestruale, ma anche quella naturale, stagionale) mi sono resa conto di quanto poco valore diamo al riposo come momento in sé.
Il problema non è la stanchezza. Quella è naturale.
Il problema è che spesso l’unica idea che abbiamo del riposo è qualcosa di temporaneo, una sospensione tra il fare di prima e il fare del dopo. Un mezzo, mai un fine.
E a questo si aggiunge quasi sempre un senso di colpa. Come se fermarsi fosse una debolezza, o peggio, una colpa da giustificare.
E se invece cominciassimo a pensare al riposo come a una parte di valore della nostra vita?
Forse il primo passo è proprio cambiare linguaggio, per concederci finalmente lo spazio di un riposo vero.
Quando è stata l’ultima volta che vi siete concesse un riposo che non doveva servire a nulla?
Non è solo che a 50+ siamo in una fase in cui “non reggiamo più” il recupero superficiale (penso a quella notte di ritorno in Flixbus che mi è costata una settimana intera per riprendermi…).
È che il riposo può essere profondamente creativo. Può diventare fonte di ispirazione, sganciata dalla dinamica del fare continuo che ci lascia esauste. Il riposo può essere lo spazio che scegliamo per lasciare crescere le idee. Per permettere a ciò che conta davvero di maturare, prima di portarlo nel mondo, quando siamo pronte e quando è il momento giusto per noi.
Il punto è che questo tipo di riposo non ci viene spontaneo. Non ce lo hanno insegnato. E spesso non sappiamo nemmeno da dove cominciare.
È qui che alcune pratiche diventano preziose, soprattutto in inverno. Pratiche che non chiedono sforzo, ma presenza. Che non aggiungono, ma tolgono. Come Yoga Nidra.
Yoga Nidra: il riposo consapevole di cui il corpo ha memoria
Vi ricordate? Vi avevo già raccontato di Yoga Nidra durante le mie giornate in un ashram indiano.
Lo conoscevo già come pratica, ma è stato lì che ne ho compreso davvero il valore.
Ci alzavamo alle 5 del mattino e, fino alle 21, per sei giorni su sette, eravamo immerse in pratiche di yoga, lezioni teoriche, karma yoga e anche bucati. Un ritmo intenso, sostenuto, che avrebbe potuto facilmente portare al crollo.
E invece quella mezz’ora quotidiana di Yoga Nidra faceva la differenza.
Era ciò che mi permetteva di non arrivare esausta allla fine della settimana. La mia siesta in salsa yogica, come la chiamavo allora.
Anche in questo inizio di 2026, insieme alle mie insegnanti di Yoga del Grembo, mi sono concessa qualcosa di simile: per i primi sette giorni di gennaio mi sono lasciata guidare da loro in uno Yoga Nidra al mattino e uno al pomeriggio.
È stato profondamente rigenerante.
Il resto delle giornate ha preso un altro ritmo: sempre lieve, invernale, ma attraversato da un’energia sottile. Come se sotto la neve ci fosse una forma di elettricità silenziosa, presente ma in attesa.
Se senti che il tuo corpo sta chiedendo un altro ritmo, forse non è il momento di aggiungere una pratica in più, ma di sperimentare un altro modo di riposare.
Yoga Nidra non è una tecnica “esotica”. È una pratica necessaria.
Non è dormire, ma sostare sulla soglia tra coscienza e incoscienza, dove corpo, mente e anima possono rigenerarsi e riorganizzarsi. È potente proprio perché non chiede sforzo ed è praticabile in qualsiasi momento.
È particolarmente adatta in inverno, in menopausa e nei passaggi di vita, quando abbiamo bisogno di raccogliere e preservare le energie, invece di disperderle.
E soprattutto, Yoga Nidra lavora dove il fare non arriva più. È uno Yoga che non ti chiede di migliorarti, ma di tornare a casa.
Ed è forse da qui che vale la pena ripartire: dal riconoscere che il riposo non è un lusso, ma una competenza. Una competenza che, come tutte, ha bisogno di spazio, tempo e accompagnamento.
Riposare davvero: una competenza per questa fase della vita

L’inverno non è una stagione da “superare”. È una stagione da abitare.
Se continuiamo a trattare il riposo come una parentesi tra due prestazioni, il nostro essere prima o poi presenta il conto. E lo fa spesso proprio quando siamo meno disposte a forzare: dopo i 40, dopo i 50, nei momenti in cui qualcosa dentro di noi chiede un altro passo.
Yoga Nidra, per me, non è una pratica da fare “ogni tanto”. È un modo per reimparare a stare.
Per dare al sistema nervoso un messaggio nuovo: sei al sicuro, puoi lasciare andare.
Senti che questo inverno ti sta chiedendo qualcosa di diverso dal solito “stringere i denti”? Forse è il momento giusto per ascoltarlo. E per cominciare, finalmente, a riposare davvero.
Se questo tema ti risuona, resta nei paraggi. Nei prossimi mesi condividerò il percorso che sto creando per accompagnare le donne a fare pace con il riposo, con il proprio essere e con i propri tempi.
