Viaggio sabbatico a 50 anni, follia pura o progetto realizzabile ma “disturbante” per chi ci sta intorno? Ecco la mia esperienza e i miei consigli pratici.
A molte di noi è capitato di sognare un periodo sabbatico, che sia appena finita l’università o in qualche momento durante gli anni lavorativi. Un periodo più lungo delle solite vacanze da dedicare in qualche modo a se stessa, senza affanno, cosa te ne pare?
Io ci sono arrivata a quasi 50 anni, e qui condivido un po’ di informazioni pratiche per convincere tutte, a partire dalla tua datrice di lavoro, la tua famiglia, le amiche e last but not least, te stessa.
Così spero ti sentirai più serena nel prendere qualunque decisione, che sarà il tuo primo passo del sabbatico.
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in giro per il mondo! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
Ostacoli per un viaggio sabbatico a 50 anni
Come convinco la datrice di lavoro? Pratiche (e burocratiche) informazioni per un periodo sabbatico in Italia
Vuoi staccare la spina per un po’ e concederti un periodo sabbatico, ma non sai come approcciare la tua datrice di lavoro o quali passi burocratici seguire?
In Italia, il “periodo sabbatico” non è regolato da una legge specifica e, va detto, è è una pratica meno usuale rispetto ad altri Paesi dove ho vissuto e dove per esempio è persino “dovuto” dopo un certo numero di anni presso uno stesso datore di lavoro (Francia) o regolato in modo da non interrompere il periodo di contributi ai fini pensionistici (Germania).
Anche in Italia comunque esistono diverse opzioni per prendersi una pausa, da valutare per costruirsi un Piano A, B e C, da discutere anche con la tua capa!
Prima di tutto, preparati a presentare una richiesta chiara e motivata: sottolinea come questa pausa possa essere un vantaggio per entrambi, magari tornando con nuove competenze (e quali) o energie fresche.
Dal punto di vista lavorativo, in Italia non si è instaurata ancora una piena consuetudine al periodo sabbatico che invece esiste in altri Paesi, per cui davvero vale la pena investire un po’ nella preparazione di questo dialogo sul posto di lavoro.

In termini contrattuali, ci sono varie meccanismi per prendersi un periodo off dal lavoro, che puoi usare come piano A, B e C:
- proposta di accordo: concordi una sospensione del rapporto di lavoro senza stipendio, specialmente se senti di avere un buon rapporto puoi presentare una proposta chiara in tal senso
- altri strumenti legali: puoi valutare strumenti legali come le ferie non godute, un congedo personale o addirittura un part-time temporaneo per arrivare ad “accumulare” quanto tempo vorresti per il tuo sabbatico. Verifica come questi sono regolati nel tuo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro o CCNL per elaborare una proposta sensata
- permessi per varie motivazioni: alcuni CCNL prevedono permessi per studio o formazione o anche volontariato, che potresti sfruttare per il tuo sabbatico, anche qui da verificare nei dettagli prima di proporli
Dal punto di vista burocratico, è importante che i vari passi siano messi per iscritto:
- la tua domanda con le motivazioni e i benefici per la tua azienda/società
- qualsiasi comunicazione intermedia da entrambe le parti (es. loro proposta di modifiche per venirsi incontro)
- la loro risposta finale: nel caso di un no deve contenere adeguate giustificazioni, se invece (evviva!) è un si, l’accordo firmato da entrambe le parti deve essere formalizzato, con ben in chiaro le condizioni e per esempio in caso di sospensione del contratto, gli effetti su contributi pensionistici e assicurazione sanitaria presso l’INPS
Dal punto di vista delle finanze, visto che il sabbatico non prevede stipendio, al massimo, puoi richiedere un anticipo sulla liquidazione o sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per far fronte alle spese che dovrai sostenere per portare avanti il tuo progetto durante il periodo sabbatico.
Se invece decidi di lasciare il tuo posto di lavoro, valuta bene le conseguenze: perderai benefit e seniority, ma potresti già negoziare un eventuale rientro.
Come vedi ci sono varie possibilità che vale la pena investigare e valutare bene: saranno utili anche a te nella preparazione del tuo periodo sabbatico. E di certo se la datrice di lavoro vede che hai pensato a tutto, sarà più incline a darti il via libera!
Insomma, la chiave è la pianificazione: più la tua richiesta è strutturata e vantaggiosa per entrambe le parti, più aumentano le chance di ottenere il via libera. E una volta ottenuto il sì… pronte via!
Come convinco la mia famiglia?

“Ma sei sicura?”, “E il lavoro?”, “E se poi non trovi più nulla?” – i genitori, anche i più comprensivi, tenderanno a farti domande ansiose, per il tuo sabbatico a 50 anni (ma anche a 30, stai sicura). La chiave è rassicurarli con un piano concreto, un po’ come con la tua capa insomma, giusto con quel tot di ansia parentale in più!
Spiega loro che non è una fuga, ma una scelta ponderata (anche la fuga può essere ponderata, inutile dirlo ai genitori a mio parere!): potresti usare questo tempo per formarti, fare volontariato o semplicemente ricaricarti.
Se temono per le tue finanze, mostra loro che hai un fondo di emergenza o un modo per mantenerti (lavori occasionali, risparmi). Questo è fondamentale nella pianificazione del tuo viaggio, almeno nei primi tempi, per convincere anche te stessa!
Se invece sono preoccupati per il “cosa diranno gli altri”, ricorda loro che il tuo benessere conta per te (e per loro) più dei giudizi altrui.
Un piccolo trucco che ha funzionato per me: parlarne fin dai primi passi con la mia famiglia, non nascondendo che stavo lavorando a questo progetto, e coinvolgendola un po’ nei vari aspetti: magari tuo padre ha sempre sognato un viaggio in India (il mio mi batte perché ci è già stato tre volte, chissà da chi ho preso) o tua madre potrebbe darti consigli su come gestire il budget.
Alla fine, se vedono che sei serena e organizzata, si tranquillizzeranno (o almeno smetteranno di tempestarti di messaggi alle 3 del mattino). E, cosa più importante, vivranno e condivideranno anche con altri la tua storia e i tuoi piani come se fossero i loro, sapendo che stai facendo qualcosa che ti fa stare bene e di cui sei convinta.
Come convinco le mie amiche?
Le amiche si dividono in due categorie: quelle che ti diranno “Fallo, ti sostengo! Verrei anche io se non avessi tipo 3 figli” e quelle che, nel panico, inizieranno a elencarti tutti i motivi per cui dovresti ripensarci di nuovo.
Con le prime, sei a posto: saranno le tue fan, pronte a rispondere a chiamate a orari sfasati quando sei in preda alle idee che devi raccontare subito (o al panico, dipende) e anche a offrirti il loro divano in caso di emergenza, io ne ho avuti almeno cinque offerti fin da subito! Queste sono le stesse amiche che ti aspettano a braccia aperte in qualsiasi momento tu torni per raccontarsi di tutto, e che ti dicono “ Mi manchi”, ma senza chiederti ogni volta quando tornerai.
Con le seconde, invece, serve un po’ di pazienza. Il loro terrore nasce dall’affetto, non dal volerti bloccare. Ascolta le loro preoccupazioni (sì, anche quelle apocalittiche sul “mercato del lavoro che crolla e se parti in sabbatico a 50 anni poi cosa farai”), possono esserti davvero utili per qualcosa che vuoi rivalutare o pensare diversamente (l’amica assicuratrice ottima per aiutarmi a scegliere l’assicurazione viaggi per esempio!).
Fatto questo, spiega (per la settima volta) che hai valutato tutto e che, in caso di crisi, hai un piano B. Se continuano a insistere, ridici su: “Se tra un anno sarò sotto un ponte, prometto che verrò a vivere sul tuo divano!” (il piano B appunto).
Alla fine, anche le più scettiche finiranno per sostenerti, anche solo per non perdersi i tuoi racconti di viaggio al tuo ritorno.
Come convinco me stessa?

Visto che il sabbatico lo ho desiderato così tanto, lato mio tutto liscio, no?
Direi che va a momenti, aspettati grandi entusiasmi e anche grandi dubbi: “E se mi pento?”, “E se perdo opportunità?”, “E se non sono capace?”.
Ricordati, come è stato ricordato a me, che non esiste un sabbatico perfetto, esiste quello che scegli e costruisci tu prima e durante. E che ha un grandissimo valore per te prima di tutto. Di questo devi essere convinta tu, basta e avanza.
Certo, prepararti per quello che tu hai deciso di fare, può sicuramente aiutarti per sentirti più a tuo agio e sicura della tua scelta. E far tacere già da subito quella vocina che ti ha chiesto se ne sei capace: lo sei, è sufficiente mettersi a farlo, è una delle tante prime volte no?
Nel mio caso sono partita da tre cose pratiche che mi hanno aiutata a rinforzare la motivazione con cui già ero partita e che ti consiglio caldamente: stabilisci una lista di pro e contro, e su questa un obiettivo che secondo te è un po’ l’essenza (nel mio caso lo yoga è stato il fil rouge, ma non deve essere per forza qualcosa di concreto: anche “stare bene” è più che valido).
Ultima delle tre e molto importante: crea un budget realistico e discretamente dettagliato sulla base del piano iniziale.
Se gestire un lungo periodo di tempo ti risulta faticoso, programma piccole tappe: un mese di viaggio, due di corso online, un periodo di volontariato.
E se il panico arriva, ricorda che puoi sempre cambiare idea: il sabbatico non è una condanna a vita, è un qualcosa che scegliamo e cui diamo forma secondo i nostri desideri.
Last but not least: ripetiti che vuoi e meriti questo sabbatico. Non servono scuse di nessun tipo, soprattutto verso noi stesse: a volte, fermarsi è l’unico modo per ripartire davvero. E se non va come previsto, c’è sempre il divano dell’amica!
Cosa ne pensi di questa informazioni? Io le ho un po’ raccolte da me mentre preparavo la mia partenza e un po’ ho chiesto l’aiuto di qualche “professionista del sabbatico”.
Se stai programmando un sabbatico scrivimi come va e se hai bisogno di una mano!
