La menopausa, diciamocelo, arriva spesso ad un’età in cui abbiamo finalmente conquistato il nostro spazio nel mondo del lavoro. Un ruolo costruito con esperienza, competenza, fatica. È il momento in cui vorremmo consolidare i risultati raggiunti o, perché no, puntare anche a migliorarli, fino alla fine della nostra vita professionale.
E invece eccola lì, la menopausa. Arriva e,può essere accompagnata d alcuni segnali, talvolta lievi, talvolta fastidiosi… e per alcune profondamente destabilizzanti. Stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, vampate, ansia. Stati che sul lavoro non trovano quasi mai il diritto di cittadinanza.
Parlarne? Non è semplice. A quante di noi è venuto spontaneo affrontare il tema con i propri capi o responsabili? A me no, lo ammetto.
Perché? Per due motivi: da un lato ho impiegato tempo a riconoscere che quello che stavo vivendo era un insieme di segnali durante la peri-menopausa. Dall’altro, non mi sentivo affatto a mio agio a parlarne in un contesto professionale molto maschile, dove quindi spazio per qualcosa di così intimamente femminile sembrava essercene poco o nulla.
Ma è proprio per questo che oggi lo faccio: perché il silenzio non ci protegge, ci isola. E se alcune cose su come gestire segnali durante la menopausa al lavoro, che ho capito dopo, possono aiutare qualcuna di voi prima, allora vale la pena raccontarle.
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in giro per il mondo! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
Menopausa al lavoro: perchè è ancora un tabù e cosa vivono davvero le donne
Otto donne su dieci entrano in menopausa mentre sono ancora attive professionalmente. Per molte di noi, infatti, questo passaggio avviene tra i 40 e i 58 anni, nel pieno della vita lavorativa.
Eppure, se il modo in cui parliamo di menopausa (e dintorni) è spesso impreciso, medicalizzato o addirittura assente (fa schifo, come ho già scritto altrove), il silenzio resta il tratto dominante. Anche quando non fa schifo, semplicemente ne parliamo troppo poco.
Se le nostre madri non ce ne hanno mai parlato (tutto sul menarca, se va bene… ma la menopausa? Svanita nel nulla), se i medici, spesso uomini, la liquidano in fretta con qualche ormone, come possiamo sorprenderci se resta un tabù anche sul posto di lavoro?
E così i datori di lavoro, ancora per lo più uomini, non sono certo attrezzati per affrontare il tema, in un ambiente che, va detto, è generalmente poco preparato ad accogliere quel che comporta questa fase della vita femminile. Eppure anche gli uomini vivono segnali simili (Andropausa? Questa sconosciuta), ma sono ancora meno preparati di noi a riconoscerla e condivisa (e chiudo qui la parentesi, a buon intenditor…).
Se poi aggiungiamo che la menopausa è “il bollino dell’invecchiamento“, e sappiamo bene come l’invecchiamento femminile viene trattato, non stupisce che molte donne abbiano timore di parlarne apertamente. Sentirsi etichettate come “vecchie” perché si parla di menopausa, sul lavoro come altrove, quando anagraficamente (ed emotivamente) non lo si è affatto, è davvero deprimente.
In questo contesto, la prima sfida per noi, ed è riconoscere cosa ci sta succedendo: dare un nome ai segnali, nel caso collegarli alla fase della menopausa, iniziare a comprenderli come parte di un cambiamento insito in noi.
Per me, è cominciato tutto così: capire che molti dei cambiamenti fisici, emotivi, mentali che stavo vivendo stavano avvenendo proprio in questa fase. E che solo partendo da lì potevo trovare strumenti per starci dentro, anche sul lavoro, in modo più consapevole.
Cominciare a costruire una consapevolezza individuale e condividerla con altre donne, colleghe e figure professionali intorno a noi, è un atto potente. Prima di tutto verso noi stesse.
Certo, poi il contesto (qui lavorativo) deve metterci del suo. Perché se non lo fa le donne si assentano per questi segnali che diventano veri e propri sintomi, e nel peggiore dei casi molte si dimettono o interrompono la loro carriera prima del previsto, e questa è una enorme perdita di esperienza per il singolo datore di lavoro e per la società tutta.
E quindi vediamo cosa si può fare.
Segnali possibili in menopausa (e dintorni): cosa aspettarsi e come gestirsi

Dalle vampate alla nebbia mentale, i segnali che possono comparire in menopausa e possono emergere sul posto di lavoro sono diversi e, a volte, spiazzanti. Spesso però non li riconosciamo come parte di un quadro più ampio: perché non li conosciamo bene, perché tendiamo a viverli uno alla volta, o semplicemente perché li normalizziamo, magari con un pizzico di senso di colpa o autoironia.
Liberiamoci da questo filtro. Non per drammatizzare, ma per osservare le cose con maggiore chiarezza. Quando chiamiamo i segnali con il loro nome e li vediamo nel loro insieme, possiamo iniziare a prendercene cura. Anche sul lavoro.
Ecco una panoramica dei segnali più comuni, suddivisi in due gruppi:
- Fisici: dolori articolari o muscolari, sensibilità ai nervi, difficoltà digestive, fastidi alla pelle (come secchezza o prurito), disturbi urinari, oscillazioni di peso, vampate di calore
- Mentali ed emotivi: disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, cali di energia, sbalzi emotivi (scatti di rabbia o lacrime improvvise), affaticamento mentale, problemi di memoria, perdita temporanea di fiducia, senso di smarrimento o isolamento
Ora, la cosa più utile che possiamo fare non è spaventarci, ma fermarci un attimo a “connettere i puntini”: quali di questi segnali abbiamo vissuto? In che misura? Come li abbiamo affrontati, e che cosa, se lo sappiamo, ci ha aiutato a stare meglio, sul lavoro e nella vita?
Consapevolezza non vuol dire avere tutte le risposte. Vuol dire cominciare a farci le domande giuste, senza colpe né tabù.
Non tutto è risolvibile, ma molte cose si possono alleggerire. Ecco qualche strategia concreta da sperimentare sul lavoro, senza bisogno di rivoluzionare tutto.
Menopausa al lavoro: cosa può fare il datore di lavoro e come può aiutarsi chi la vive

Cosa serve davvero sul posto di lavoro? E cosa possono fare concretamente sia chi gestisce un’organizzazione sia chi sta vivendo la menopausa, per lavorare al meglio — con più benessere e meno stress?
Il datore di lavoro
Per le aziende, la menopausa non deve essere trattata come una “condizione medica” da sopportare, né tantomeno come un elemento discriminatorio. Riconoscerla come una fase naturale della vita lavorativa femminile è il primo passo verso un ambiente più inclusivo e funzionale per tutte e tutti.
Le aree chiave in cui un datore di lavoro può fare la differenza sono:
- Supporto
Creare uno spazio di ascolto e disponibilità, dove il dialogo sia possibile e privo di giudizio - Informazione condivisa
Sensibilizzare tutto il personale — uomini compresi — affinché la menopausa non resti confinata all’ambito individuale, ma diventi parte di una cultura aziendale più matura - Flessibilità e adattamento
Offrire, dove possibile, opzioni reali di flessibilità per alleviare i segnali e favorire il benessere delle lavoratrici: regolazione della temperatura o ventilazione nelle postazioni di lavoro, sedute ergonomiche, possibilità di smart working parziale, orari flessibili in ingresso e uscita.
Piccole azioni, grandi segnali di attenzione.
Noi, in quanto lavoratrici
Dal nostro lato, possiamo iniziare a guardare alla menopausa non solo come a una sfida, ma anche come a una possibilità per riorganizzare ritmi, energie e priorità. Anche sul lavoro. E anche quando ci sono solo alcuni dei segnali: non dobbiamo soffrire da morire prima di agire!
Ecco alcuni ambiti su cui possiamo intervenire in modo pratico:
- Benessere generale
Cura di sé significa anche portare attenzione alla nutrizione, al movimento, all’idratazione. E dove possibile, sul lavoro proporre piccole iniziative: in un’azienda dove ho lavorato, ad esempio, erano previste una sala relax, uno spazio per esercizi leggeri, frutta fresca e tè sempre disponibili. Non è un lusso: è prevenzione - Strumenti organizzativi
Aiutiamoci con strumenti concreti: io usavo agende visive, reminder digitali, pause programmate, priorità giornaliere chiare. Piccoli accorgimenti che alleggeriscono la mente e migliorano la resa - Relazioni tra colleghi
In un ambiente dove si parla apertamente di menopausa e segnali possibili, diventa più facile chiedere supporto a un collega per un compito più impegnativo in un momento di difficoltà. Il lavoro è (anche) collaborazione, e la trasparenza può diventare una risorsa per tutti. E come detto potrebbe essere utile anche ai signori uomini!
Prendersi cura di sé durante la menopausa è ancor più fondamentale — per il nostro benessere, per la qualità della vita e, sì, anche per continuare a lavorare con piacere.
E siccome al lavoro dedichiamo tempo, attenzione e una parte importante della nostra identità, è giusto aspettarci che anche l’ambiente professionale si adatti, ragionevolmente, ai cambiamenti che questa fase porta con sé.
Io ne sono convinta. Perché l’ho vissuto sulla mia pelle.
E tu? Come ti senti sul tuo posto di lavoro?
C’è qualcosa in questo articolo che ti ha colpita, ispirata, fatto venire voglia di provare a cambiare qualcosa — per te o per le altre donne che lavorano con te?
Scrivimelo. Parliamone.
Più diffondiamo queste idee, più spazio creiamo per una menopausa al lavoro vissuta con rispetto, serenità e, perché no, anche forza.
