In questo articolo ti racconto la mia esperienza durante il mio viaggio sabbatico a 50 anni (quasi), dopo averlo sognato da quando ne avevo mi sono laureata a 25, e che per tanti motivi (economici, familiari, lavorativi e chissà quant’altro) sto facendo ora che di anni ne ho 49 (tra due mesi 50!).
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta!
Io sono Fosca , viaggiatrice nell’anima e nel corpo, italiana di origine e al momento in giro per il mondo! Se vuoi sapere qualcosa di più su vai a dare un’occhiata a chi sono!
A gennaio sono partita verso Est (Asia) per un viaggio con un biglietto di sola andata e solo la prima tappa organizzata (il corso di insegnante di yoga in India): un sogno che si avverava, partire senza sapere bene per quanto, dove e per fare cosa, da sola.
Questo viaggio ‘sabbatico’ è un po’ il sogno nel cassetto di tante: immagina di stare on the road, passare settimane su spiagge da sogno (e magari pure deserte), con il sole che ti accarezza la pelle e il rumore delle onde come colonna sonora. Che vita, eh?
Un bel film non c’è che dire, nella realtà ora sono in viaggio poco più di due mesi, e sono in un resort ayurveda (di cui ti scrivo prestissimo!) nel bel mezzo dello Sri Lanka dove ho appena passato la festa del nuovo anno singalese che è durata una settimana! Così ho pensato di scrivere un po’ come sta andando questo mio viaggio sabbatico…pronte?
1.Trovare lo scopo prima o durante il viaggio: a ciascuna il suo
Partire con uno scopo preciso o scoprirlo strada facendo? Entrambe le opzioni hanno il loro fascino. Io sono partita con uno scopo iniziale, il corso di insegnante di yoga, e finito questo mi sono sentita un po’ persa. Non riuscivo ad immaginarmi di partire all’avventura totale, non risuonava per me. E mi sono fermata nel mio ashram, in un luogo ormai familiare e ho aspettato… ma che fatica, io che sono così poco paziente soprattutto con me stessa!

C’è insomma chi pianifica ogni dettaglio e chi si lascia guidare dal vento (o da un biglietto dell’ultimo minuto). Io ho capito che sto un po’ nel mezzo e che l’essenziale per me è non farmi prendere dalla smania di dover trovare subito una risposta o un piano. Fermandomi ho trovato la scintilla in una storia yogica sotto un cielo illuminato dalla luna, in una chiacchierata con un gruppo meraviglioso di donne canadesi che mi hanno adottata per un paio di giorni… e semplicemente in ogni momento in cui respirando, mi sono ricordata che sto vivendo, e che basta così.
2.Il tempo è il vero lusso del viaggio sabbatico a 50 anni
Prendermi una (lunga) pausa dal quotidiano che conoscevo per esplorare un qualche altrove ha il sapore del lusso. Un lusso che non significa necessariamente soggiornare in un hotel cinque stelle o vivere avventure da copertina (nel mio caso, ho cominciato con yoga in un ashram indiano piuttosto semplice, quindi nessuna delle due).
Qui, però, ho sentito il tempo dilatarsi di nuovo, i giorni riprendersi tutta la loro ampiezza. Ho vissuto giornate piene, ma non affannate.
Non ricordo nemmeno più quando il tempo si è accartocciato nella mia vita, rimpicciolendosi sempre di più, mentre settimane, mesi e anni cominciavano a volare via. E ogni mio tentativo, più o meno conscio, di riacciuffare il ‘mio’ tempo non ha mai funzionato granché.
Ora sto cercando il segreto per portarmi questo tempo ‘dilatato’ anche fuori e dopo il viaggio sabbatico. Non ho ancora la soluzione, ma una cosa la so: continuerò a cercare, lasciando che il tempo mi insegni come tenerlo stretto senza stritolarlo.
3.Bagaglio leggero: un’arte impagabile che devo ancora imparare per bene

Viaggiare con poco è una forma d’arte. Scegliere cosa portare (e cosa lasciare) è un esercizio di essenzialità che ti costringe a chiederti: “Mi serve davvero?”. E poi, c’è quella sensazione elettrica di libertà quando realizzi che tutto ciò che ti serve sta in uno zaino… ok, facciamo due, ma insomma, ci siamo capite!
Eccoli qui, i due zaini con cui sono partita. “Ce l’ho fatta!”, direte voi. Beh, dipende cosa ci ho ficcato dentro. A parte quello piccolo, che contiene più elettronica di Steve Jobs e pesa millemila chili (no questo non può portarlo come bagaglio a mano mi hanno detto in tre voli su tre!), quello grande da stiva potrebbe dividere il mondo in due categorie: chi si porta tutto da casa e chi compra sul posto secondo necessità.
Senza entrare in discorsi anti-spreco o armadi pieni, restiamo pratiche: io ho scelto di portare abbigliamento tecnico da casa, ma ho scoperto (genio!) che in paesi dal clima caldo si trovano capi più adatti, con tessuti leggeri, colori meravigliosi e prezzi convenienti sul posto. La lezione? Guarderò meglio nel mio armadio (o scatoloni, nel mio caso), per renderlo più lineare e versatile, regalerò o venderò il resto e sarà cauta con gli acquisti. A proposito, vi ho già mostrato i miei nuovi pantaloni indiani?
4.Esperienze di “lavoro” in viaggio
Sto testando alcune possibilità per impiegare il tempo durante il viaggio sabbatico…non “solo” viaggiando. Ho deciso di farlo per due ragioni principali: per entrare davvero in contatto con realtà locali e, perché no, ammortizzare un po’ i costi di un viaggio che si preannuncia lungo in un momento di bassa “energia economica”.

Offrire le proprie competenze in cambio di vitto e alloggio? Sembra una cosa da ventenni in cerca di sé stesse, con lo zaino in spalla e il mondo davanti. In viaggio sabbatico a 50 anni, beh, può sembrare un po’ una follia, l’ho letto negli occhi di tante persone quando ho parlato loro della mia idea…
Ma io, resa baldanzosa alla prospettiva del viaggio e forte di anni (!) di esperienza da offrire, mi sono buttata. E mi sono iscritta alle piattaforme più gettonate dopo una breve ricerca, Workaway e Worldpackers.
E ammetto che non mi aspettavo tappeti rossi, eh, quello no. Però non pensavo fosse (quasi) impegnativo come cercare un lavoro. Ok, senza la pressione del curriculum perfetto, ma comunque un bel mettersi in gioco, senza scoraggiarsi di fronte a rifiuti o risposte che non arrivano.
E visto che ci sono tantissime persone che viaggiano allo stesso modo, present bene tutto quel che puoi offrire (non porti limiti, cercano di tutto e non sminuirti, quello che per te sembra poco dall’altra parte del mondo sono competenze preziose). E soprattutto sii flessibile con quello che cerchi.
Poi, però, dopo 30 richieste (davvero!) arriva quel messaggio: ‘Sì, vieni a insegnare yoga da noi!’… E boom, il primo passo è fatto! Yes!”
5. E per finire…le montagne russe in viaggio sabbatico a 50 anni!
Tranquille, non sono partita per un viaggio sabbatico a tema “voglio testare le migliori montagne russe del mondo”… anche se, a pensarci bene, potrebbe diventare un bel piano-guida, che ne dite?

Il punto è che spesso una (a caso) parte convinta di non mettere nello zaino tutto tutto ciò che pesa davvero: emozioni, pensieri, traumi. Poi arrivi in un contesto non familiare, e puf, tutto si amplifica. Difficile? Sicuro. Fattibile? Anche. A patto che tu non soffra il mal di mare, perché le tue giornate saranno un po’ come salire su montagne russe: ti svegli carica a palla e già a pranzo vorresti urlare al vento, oppure inizi con un bel “Ma che cavolo ci faccio qui?” e finisci sulla collina del tuo ashram piangendo, solo per scoprire che il pomeriggio hai già mille nuove idee che ti svolazzano dentro.
Il viaggio, soprattutto il primo mese, per me è stato una vera e propria purga (sì, immagine forte, ma rende l’idea!): crampi di pancia e di testa, svuotamenti liberatori e, alla fine, quella leggerezza che piano piano diventa sempre meno passeggera.
Cosa devo dirvi? Le montagne russe (quelle vere) mi piacevano prima e mi piacciono ancora. Prima o poi si arriva a terra, ci si sente un po’ sottosopra, ma si vorrebbe sempre fare un altro giro!
Conclusione…per ora, il viaggio continua!
Grazie a uno scambio con un amico professionista del sabbatico (grazie Andrea!), ho capito che non esiste un sabbatico che fallisce: esiste un sabbatico che va come pianificato (mai) e uno che ti insegna cose nuove e ti regala qualche conferma (sempre), a patto di ascoltarsi davvero.
Quando arriverà – se arriverà – il momento di rientrare (per una proposta interessante, per la voglia di creare qualcosa fermandomi un attimo “a casa” o anche solo per il cambio zaini!), lo saprò. E rientrerò.
Per ora, il viaggio continua! E tu che mi dici? A cosa ti hanno fatto pensare queste riflessioni sui miei primi quasi tre mesi in viaggio? Condividile con me!
