A che punto sei del viaggio?

Settimane da lancio (e il resto della vita che insiste)

Lanci con il paracadute

Tornata da Napoli mi sono accorta di una cosa.
Dopo tre pizze memorabili e un weekend pieno di chiacchiere e angoli scoperti, mi muovevo in un ritmo più rilassato, cosa che nelle settimane di lavoro intenso non succede quasi mai.

E proprio lì, tra quel senso di pienezza e la lista di cose da fare per il lancio che mi aspettava al ritorno, ho sentito con chiarezza una tensione: quella tra il desiderio di arrivare all’obiettivo e la voglia di non perdere il viaggio.

E che è successo?
Se entri nel mio blog per la prima volta, benvenuta.
Io sono Fosca: ingegnere di formazione, insegnante di yoga per scelta, e da qualche anno in viaggio tra corpo, lavoro e nuove traiettorie. Se vuoi sapere qualcosa di più su di me, puoi curiosare chi sono!

Modalità ingegnera: ON

La prima reazione è stata quella che conosco bene: pianificare. Fare una to-do list, rimettere ordine nelle priorità, darmi delle scadenze. Insomma, ho fatto quello che so fare da sempre. Del resto, rimango ingegnera nell’anima.

È un meccanismo che ho usato per anni: davanti a un progetto nuovo si organizza, si struttura, si fa avanzare il lavoro. Non lo facciamo tutte, in fondo? Solo che questa volta il pilota automatico non mi ha portata molto lontano.

Il progetto ora è un altro. Diverse sono le persone coinvolte, diverso è il modo in cui sta prendendo forma, e diverso è anche il contesto in cui lo sto costruendo.

Il risultato si è visto subito: livello di tensione salito rapidamente, con un bel pizzico di frustrazione.

Perché non è la stessa cosa passare dal gestire un team su un progetto ben inquadrato, con un timeplan a prova di ingegnera (si fa per dire), al creare qualcosa di tuo mentre lo stai ancora costruendo.

Lavorando con professioniste fantastiche, spesso solopreneur come me, con competenze e modalità che sto appena iniziando a scoprire.

E nel frattempo cercando di orientarmi nella burocrazia da Partita IVA che, confesso, non pensavo potesse diventare così complicata!

A un certo punto mi sono resa conto di una cosa piuttosto semplice: quello che prima funzionava, qui non funziona più.

Non solo perché il contesto è diverso. Ma perché sono diversa io.

E questo mi ha fatto notare un’altra cosa.

Progetti bellissimi e numeri da circo

Acrobate al circo
Acrobate al circo e nella vita! (Ariel Salgado, Unsplash)

Negli ultimi venticinque anni ho lavorato quasi sempre dentro team strutturati, con ruoli chiari e progetti abbastanza definiti. Da lì nasce una certa sicurezza. Accompagnata, ovviamente, anche da una buona dose di rigidità. E dalla rassicurante sensazione che ci sia sempre qualcuno a cui chiedere supporto per questo o per quello.

Capisci presto, in quegli ambienti, che il tuo valore non si misura con l’essere indispensabile. Meglio impararlo presto e conviverci.

Questo nuovo progetto è nato in modo molto diverso.

Il team si è costruito poco alla volta, sulla base di connessioni nate quasi per caso e diventate reali strada facendo. Ci siamo scelte, in qualche modo, con donne solopreneur come me, che hanno creato attività brillanti e che sto scoprendo mentre il mio progetto prende forma.

Ci sono le risate con la (più) giovane social media manager, che mi gratifica con pollici alzati ogni volta che pubblico le mie prime timide stories.

Oppure i riti voodoo improvvisati per far sì che non piova proprio nell’unico giorno in cui sei riuscita a incastrare lo shooting con la fotografa. Perché se salta quello, tutto il piano operativo fa un bel giro.

E siccome la vita reale ci mette sempre lo zampino, arrivano anche gli imprevisti: figli che si ammalano, genitori da accompagnare, giornate che si scombinano all’improvviso.

A quel punto ho fatto l’unica cosa sensata che mi è venuta: ho smesso di cercare di controllare tutto.
Ho semplificato le cose complicate (tipo la burocrazia…), ho fatto quello che era davvero nelle mie mani per portare avanti il progetto e ho lasciato che il resto trovasse il suo tempo.

Ed è stato proprio lì che è tornato anche il piacere del viaggio. Quello vero.

Godersi il viaggio non è una frase da poster

Questo progetto non è un piano B. È il mio piano per questa fase della vita.
Per questo non mi basta dire che è bello godersi il viaggio e che poi l’obiettivo arriverà.

Quello che sto imparando, in queste settimane di lancio, è qualcosa di un po’ più concreto.
Il timeplan resta importante (l’ingegnera in me non lo abbandonerà mai), ma quando costruisci qualcosa di nuovo devi lasciare spazio anche a quello che succede per strada.

L’ingegnera continua a guardare il timeplan.
La yogina, ogni tanto, le ricorda di guardare anche il viaggio.

Manca davvero poco ormai. Restate nei paraggi.

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