A che punto sei del viaggio?

A 50 anni, la paura non va in pensione?

Viso donna graffiti

In questi giorni l’estate lunghissima e caldissima sta lasciando il posto alle prime giornate davvero autunnali: prime piogge, più fresco, meno luce.
Mi trovo su questa soglia tra estate e autunno non solo meteorologicamente, ma anche un po’ come umore. E oggi condivido con te qualcuna di queste mie riflessioni da cambio di stagione.


Quando pensavi di aver imparato a gestire l’incertezza

Ho traversato tanti cambiamenti, vissuto in paesi diversi, costruito una carriera…
E poi quando questa è terminata ho scelto consapevolmente di chiudere casa in affitto e prendermi del tempo per costruire qualcosa di nuovo.
Decisioni molto di pancia ma con un fondo di razionalità ( qualche soldo da parte ecc ecc).
Certo e fino a un certo momento è stato molto rassicurante sentire che con l’età avevo un bel bagaglio di esperienza, strumenti e tanta consapevolezza!

E però proprio quando pensavo di aver imparato a gestire l’incertezza grazie a tutto questo, certe paure sono tornate a sorprendermi artigliandomi lo stomaco.

Non perché non so cosa fare, ma perché tutti i pezzi della mia vita sono ancora in movimento tutti insieme! E nessuno sembra per ora aver trovato una posizione stabile.

Questa costante sensazione di barca sbattuta dalle onde a volte mi da letteralmente la nausea e cerco la solida terraferma: ma cos’è per me ora?
Così ho fatto la mia solita lista (l’ingegnera che emerge sempre!) e tre sono le paure che si danno il cambio nel mio stomaco a seconda dei momenti:
– l’incertezza magari quando parli con i compagni delle medie che ancora vivono nella stessa casa di 40 anni fa e tu ne hai cambiate una ventina (e ora non ce l’hai)
– il dubbio di non farcela a ritrovare per esempio un lavoro (quando le amiche maestre ti parlano dei vantaggi del posto fisso manco fossero tua madre)
– la paura di non arrivare in tempo, di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che mi sono data.

Ed è forse quest’ultima paura, quella del tempo che passa mentre tutto sembra ancora indefinito, che in questi giorni ha assunto un significato diverso.

Quando la vita cambia la prospettiva

Fiori in cielo - questione di prospettiva
Questione di prospettiva? (Fosca Romani 2026)

Oggi il clima autunnale è stato reso ancora più pesante dalla notizia improvvisa della morte di una compagna del corso di educazione mestruale.

E questa notizia non ha semplicemente aggiunto un pensiero a quelli che avevo già. È come se avesse cambiato, per un momento, il peso di tutti gli altri.

Quando abbiamo saputo che aveva avuto un’embolia cerebrale, ci siamo ritrovate in un cerchio di donne, ciascuna da dove si trovava, ascoltando la sua musica. Lei era una Movement Medicine Teacher, lavorava con il movimento e la danza.

Io non ho ballato. Ho ascoltato la sua musica insieme alle altre.

Ogni volta che mi capita di toccare con mano la fragilità della vita, non è che le mie paure diventino improvvisamente piccole di fronte alla morte e svaniscano.

Ma questa volta mi sono ritrovata a chiedermi qualcosa di diverso: quanto valore do a questo tempo della mia vita, anche se non assomiglia ancora a quello che vorrei?

E se per una volta non dovessi sapere dove sto andando?

LA vita è agitata ma sempre bella graffito
“La vita è come il mare: agitata a volte, ma sempre bella” (Fosca Romani 2026)

Non ci penso proprio a dirti quanto è bella l’incertezza, perché l’incertezza può essere davvero faticosa, soprattutto quando ha conseguenze concrete. Tipo su quale divano dormirò tra un mese?

Ma forse posso riconoscere che questo è uno di quei periodi in cui ho meno risposte, senza per questo considerarlo un tempo sospeso, in attesa che cominci finalmente la vita che vorrei.

Anche questa è vita.

E non devo nemmeno trasformare ogni difficoltà in una grande opportunità di crescita. Anche questo, ora come ora, non mi risuona.

Piuttosto lavoro su piccoli passi, orizzonti brevi. Mi chiedo cosa desidero e cosa è fattibile adesso. E quando riesco a farlo, mi sento bene: una botta di autostima piccina picciò.

“Raggiungere la propria meta non è mai una certezza. Solo il viaggio lo è.” ho letto recentemente in un libro fantasy giapponese, passione del momento in cui rinuncio alle mie solite letture per trovare altre strade appunto.

E allora continuo a mettere un passo dopo l’altro, a volte andando a sbattere tipo ieri contro la saracinesca del garage che si stava chiudendo, a volte sentendomi più leggera e basta.

Un posticino per le mie domande

Ripensando alla mia cameretta da adolescente, mi accorgo che sto ancora cercando uno spazio fisico che sento davvero mio.

Ma ora cerco anche uno spazio in cui poter stare mentre tutto intorno continua a muoversi.

E in questo spazio tutto mio, che non ha sempre la stessa forma, non trovo necessariamente tutte le risposte.

Ma almeno è il mio posticino in cui poter stare con le mie domande.
E forse questo posticino, anche se non ha ancora una forma precisa, è già parte del viaggio.

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